1986 – 2026 L’Anniversario dell’Istituto Tethys
40 anni per la ricerca e la protezione dei cetacei nel Mediterraneo
Il 31 gennaio 2026 l’Istituto Tethys ha compiuto quarant’anni di attività dedicata alla ricerca e alla tutela dei mammiferi marini nel Mediterraneo. Un traguardo che forse nemmeno i fondatori, Giuseppe Notarbartolo di Sciara ed Egidio Gavazzi, né il piccolo gruppo di noi giovani biologi che li affiancò agli esordi, avrebbe immaginato allora.
Quando nacque, Tethys sembrava un progetto “improbabile”; studiare balene e delfini nel Mediterraneo, era considerata un’idea a dir poco eccentrica. Ma la neonata non-profit aveva un obiettivo ben concreto, gettare le basi per la protezione dell’ambiente marino. Un’intuizione che oggi, in tempi di profonda crisi ambientale, climatica e non solo, trova conferma nel mondo della scienza: i grandi animali marini come le balene sono elementi fondamentali per la vita dei mari e di conseguenza dell’intero Pianeta.
Oggi sappiamo molto di più. Balenottere comuni, capodogli, e con ogni probabilità tutte le otto specie di cetacei che vivono regolarmente nel Mediterraneo, sono geneticamente diverse dalle popolazioni dell’Atlantico. Questo le rende un patrimonio unico, ma anche particolarmente vulnerabile. Il Mediterraneo è infatti uno dei mari più trafficati al mondo e gli animali sono minacciati da inquinamento, perdita di habitat, diminuzione delle risorse alimentari, collisioni con le navi, rumore subacqueo, catture accidentali negli attrezzi da pesca.
In altre parole, molto resta ancora da fare. Non fa eccezione, purtroppo, il principale hotspot di balene e delfini nel Mediterraneo nord-occidentale, il Santuario Pelagos, creato con un accordo tra Italia, Francia e Principato di Monaco. L’idea di un tratto di mare transnazionale dedicato ai cetacei, che comprendesse anche la zona pelagica, ai tempi del tutto innovativa, fu proposta per la prima volta proprio da Tethys; e nel 2002 è diventata realtà la prima area protetta al mondo per i cetacei al di fuori delle giurisdizioni nazionali, grazie anche alla spinta di diverse importanti organizzazioni ambientaliste.
In fatto di tutela territoriale, recentemente altri “tasselli” si sono aggiunti: il riconoscimento del Mediterraneo nord-occidentale come Area Marina Particolarmente Sensibile (PSSA), una piccola ma importante area di protezione della foca monaca in Grecia e, nei nostri mari e nel mondo, l’individuazione di numerose Aree Importanti per i Mammiferi Marini (IMMA).
Quanto alla ricerca, grazie a due programmi a lungo termine, il Cetacean Sanctuary Research e lo Ionian Dolphin Project, avviati rispettivamente in Mar Ligure nel 1990 e nella Grecia Ionica nel 1991, oggi Tethys detiene le più lunghe serie di dati del loro genere nel Mediterraneo. Questi progetti vantano, peraltro, cifre da record: i chilometri monitorati complessivamente fanno oltre 7 volte e mezza la circonferenza dell’Equatore, i giorni trascorsi in mare sono più di 5700. Ma quel che più conta sono i risultati, provenienti anche da numerosi altri progetti “mirati”, e resi pubblici in qualcosa come più di 800 titoli tra riviste scientifiche, presentazioni a congressi, libri, articoli.
Non sono informazioni che restano nei cassetti degli scienziati: tra gli obiettivi di Tethys è sempre stata anche la divulgazione dei risultati della ricerca presso il vasto pubblico, con lo scopo ultimo di sensibilizzare sulla necessità di tutela dei nostri mari. Non sono solo testi, foto, video, post sui social, ma può essere anche un’esperienza diretta: ad oggi oltre 7500 persone hanno affiancato i biologi dell’Istituto nella ricerca in mare, in qualità di “citizen scientists” (cittadini scienziati) impegnati affinché si possa davvero agire per la tutela dei mammiferi marini e del mare.
Grazie dallo staff di Tethys ai partecipanti, ai collaboratori, a tutti coloro che in questi anni ci hanno sostenuto! Ci date l’energia per continuare su questa strada.
Maddalena Jahoda
Lo staff dell’Istituto ha tagliato la torta dei 40 anni nella splendida cornice dell’Acquario Civico di Milano. Ecco cosa hanno detto per l’occasione Presidente e Presidente onorario.
Stasera celebriamo i 40 anni di Tethys. Quaranta anni di scienza, impegno, sacrificio e passione per il Mediterraneo e per la conservazione dei suoi mammiferi marini. Ma soprattutto, quaranta anni con le persone.
È incredibile essere qui stasera in questo spazio meraviglioso, l’Acquario Civico di Milano, costruito nel 1906 per l’Expo Internazionale, uno dei più begli esempi di stile Liberty. Abbiamo il privilegio di avere i nostri uffici qui all’Acquario e voglio esprimere la mia più profonda gratitudine al suo Direttore, e al suo ex Direttore – qui con noi stasera – che hanno reso possibile questo importante traguardo.
Quando Tethys è stata fondata nel 1986, il Mediterraneo era ancora comunemente considerato un mare marginale per i grandi mammiferi marini. La ricerca sistematica era rara, la protezione quasi inesistente, e l’idea che i cetacei potessero ispirare le politiche di conservazione era tutt’altro che scontata. Ciò che Tethys ha fatto fin dall’inizio è stato qualcosa di rivoluzionario per il suo tempo: ricerca scientifica a lungo termine, indipendente e basata sui dati, condotta sul campo, anno dopo anno.
In oltre quattro decenni, Tethys ha contribuito a dimostrare che il Mediterraneo non è un mare vuoto, ma un ecosistema complesso e vivente, abitato da popolazioni residenti di balene e delfini che meritano attenzione, rispetto e protezione. Molti dei concetti che oggi ci sembrano scontati, un tempo erano controversi: l’esistenza di habitat critici, gli impatti negativi cumulativi, l’importanza della pianificazione spaziale marina, le Aree Marine Importanti per i Mammiferi Marini (IMMAs). Le persone di Tethys sono state presenti fin dall’inizio, spesso voci isolate.
Tethys ha sempre creduto in una scienza con uno scopo. Non una scienza chiusa nei cassetti, ma una scienza che informa la conservazione, la gestione e le politiche. Dall’idea originale della creazione del Santuario Pelagos agli accordi internazionali, dagli impatti derivati dal traffico marittimo, come rumore e collisioni, ai cambiamenti climatici, Tethys ha lavorato costantemente all’interfaccia tra ricerca e decision-making.
E questo non è sempre comodo. La scienza che conta solleva spesso domande difficili. Sfida abitudini, interessi economici e scorciatoie politiche. Tethys non ha mai cercato di essere popolare. Ha cercato di essere credibile, scientificamente solida e rigorosa.
Un’altra caratteristica distintiva di Tethys è stata la visione a lungo termine. In un mondo sempre più dominato da progetti brevi e risultati immediati, Tethys ha insistito sulla continuità. Alcuni dei nostri progetti a lungo termine hanno serie di dati che coprono decenni. E oggi quei dati sono più preziosi che mai, perché ci permettono di comprendere tendenze, resilienza e cambiamenti in un Mediterraneo sottoposto a pressioni senza precedenti.
Ma un anniversario non è solo guardare indietro. Il Mediterraneo oggi affronta sfide che 40 anni fa erano inimmaginabili: il riscaldamento globale in accelerazione, l’aumento del traffico marittimo, le pressioni cumulative, l’instabilità geopolitica e un divario crescente tra obiettivi ambientali e attuazione reale. In questo contesto, il ruolo di organizzazioni scientifiche indipendenti come Tethys è più necessario che mai.
Il futuro dell’Istituto dipenderà dalla nostra capacità di mantenere il rigore scientifico, di attrarre e formare nuove generazioni di ricercatori, di mantenere l’indipendenza e continuare a fungere da ponte tra conoscenza e azione.
Se c’è una lezione che abbiamo imparato in questi 40 anni, è che la conta la perseveranza. La vera conservazione non avviene in pochi anni; avviene nel corso di decenni, con pazienza, credibilità e con il rifiuto di arrendersi quando i progressi sembrano lenti.
Stasera celebriamo anche una comunità. Tethys non è solo un istituto – è una rete di persone appassionate che credono che il mar Mediterraneo valga la pena di essere compreso e protetto, non perché sia facile, ma perché è necessario.
Voglio ringraziare tutti voi che avete fatto parte di questo percorso, che sia stato per una stagione o per tutta la vita. Il vostro contributo è alla base dell’eredità di Tethys.
Simone Panigada, Presidente (discorso fatto all’evento)
Quarant’anni sono tanto tempo. Magari non sembra – la maggior parte di noi conta di vivere almeno il doppio – ma resta comunque tanto tempo. Per capirlo, dobbiamo ricordare com’erano le cose allora.
Non c’era internet. Nemmeno e-mail. Le macchine fotografiche erano analogiche. Il GPS non esisteva. I metodi di ricerca erano abbastanza grezzi. Non sapevamo nemmeno, con certezza, quali specie di cetacei vivessero regolarmente nel Mediterraneo.
Pochi credevano che le balene appartenessero davvero a questo mare. Il fascino del pubblico per i delfini era sul nascere. Non erano neanche passati vent’anni da quando i governi pagavano i pescatori perché li uccidessero. Sul palcoscenico globale, 40 anni fa è stata adottata la moratoria alla caccia commerciale alle balene, tutt’ora vigente
Sapevamo raccogliere dati e pubblicare articoli, ma non sapevamo come far funzionare un’organizzazione. Volevamo che la conoscenza servisse alla conservazione, ma non avevamo un’idea chiara di come farlo.
Questo era quarant’anni fa, quando abbiamo cominciato. Quando con l’amico Egidio Gavazzi andammo dal notaio per fondare Tethys. Egidio non è più con noi, ma questa sera sono qui Barbara e Antonella, le sue figlie.
Guardando oggi la Tethys, il cambiamento è innegabile. Possiamo essere orgogliosi di quello che abbiamo costruito insieme e di quanto è stato realizzato. Sono profondamente grato a tutti coloro che lo hanno reso possibile – e sono molti. In primo luogo Simone Panigada che ha contributo efficacemente a rafforzare il ruolo internazionale negli ultimi anni.
Ma rimane una domanda che dobbiamo porci: quanto di questo progresso ha davvero migliorato la vita dei mammiferi marini nel Mediterraneo? In parte, miglioramenti ci sono stati. La consapevolezza è cresciuta. Il rispetto si è ampliato. Alcune parti del mare sono oggi più sicure. Penso alla scomparsa delle reti derivanti dal Santuario Pelagos, e al ritorno dei capodogli in acque che avevano abbandonato.
Ma non basta. La vita nel Mediterraneo resta difficile per i mammiferi marini. Non si tratta soltanto di sopravvivere. Certo, facciamo bene a preoccuparci del loro futuro, anche se nessuna specie è sull’orlo di scomparire dalle nostre acque. Persino la foca monaca, un tempo in pericolo critico, sta timidamente ricuperando terreno.
Ma che cosa significa sopravvivere, se questo comporta vivere nel timore costante di finire in una rete, di finire nelle eliche di una nave, se gli stomaci si riempiono di plastica, se il mare stesso diventa assordante?
La sopravvivenza, da sola, per esseri senzienti soprattutto, non basta. È della qualità della vita di questi animali che dobbiamo preoccuparci, non solo della loro sopravvivenza.
È più difficile, ma credo che questa debba essere la nuova frontiera della nostra società e del nostro impegno.
Giuseppe Notarbartolo di Sciara, Fondatore e Presidente onorario (discorso fatto all’evento)







